lunedì 21 marzo 2016

QUANTO SI TENGONO STI GIOVANI???

Per la prima volta non solo l’ho pensato ma l’ho detto e purtroppo non in un giorno qualsiasi ma sabato girando la boa dei 38 e avvicinandomi pericolosamente ai 40. Non che ne abbia paura ma mi rendo conto che la qualità degli allenamenti rapportata a quelle delle uscite sta prendendo una piega pari al deficit della Grecia e i recuperi si stanno allungando in modo abbastanza sintomatico… per il resto direi che son messo meglio ora che 20 anni fa in quanto a salute fisica (il che è tutto detto su quanto mi demolissi a 18 anni), la sola cosa a posteriori che mi fa girar le palle e non aver iniziato prima ad arrampicare perché forse… ma con l’oggi mi ritrovo a dover fare i conti e quindi credo che l’unica pezza che possa metterci sia dare il massimo con quello che ho, massimo che mi rendo conto che non sarà mai quello che avrebbe potuto essere ma i casi sono 2: 1) mollo il lavoro, mi faccio mantenere da Elena e arrampico e mi alleno quando e quanto più mi piace cercando di recuperare il tempo perso  2) divento induista e spero in una reincarnazione consapevole e veloce per tentare il colpo in un’altra vita. Considerate le 2 prospettive credo che mi dedicherò alla religione…
Quindi come dicevo weekend di arrampicata su cui puntavo parecchio ma che viste e considerate le condizioni in zona non poteva esser niente di che. Decisione sabato per il cubo, con Elena sfangati dal caldo atroce in piena crisi da pressionesottoipiedi dopo qualche ora l’unica motivazione era bere una birretta fresca. Bel posto, stranamente non c’ero mai stato, unica pecca la statale vicina e le zecche ma per il resto merita più di una visita (in inverno); qualche blocco fatto, molti da fare, condizioni assolutamente merdose per cui non potevo pretendere di più. Ieri invece dopo la conferma di Lore che anche al Bracco sarebbe stato un giro a vuoto ho deciso di non perdere tempo e benzina e puntare sulla sicurezza del moonboard (so che è una bestemmia per tanti vista la giornata di ieri, ma tant’è…): il socio mi ha raggiunto in mattinata così ho potuto deliziare le sue ditina sulle prese gialle che ancora non aveva visto, più di 3 ore di tortura fisica finita naturalmente con una birretta fresca. Non mi è spiaciuto non andare su roccia onestamente, non ho più voglia di girare come la merda nei tubi per giornate intere per poi non venirne di niente, preferisco godermi la tranquillità di un paio di bestemmie ben dette al muretto di casa e sentire il giorno dopo le braccia doloranti il giusto. Pomeriggio passato poi a svitare tutte le prese, pulirle per bene e ritracciare sul nuovo setup della Moon per godermi un’altra stagione di dolore vero e di sola arrampicata, fuori o dentro che sia. Che tanto sicuramente come sti giovani non mi terrò mai…
 
 

martedì 15 marzo 2016

IL LUPO E IL FILOSOFO

Ho appena terminato uno dei rari libri che mi abbia appassionato veramente negli ultimi tempi, uno di quei libri che rimpiangi nel momento stesso in cui giri l’ultima pagina. “Il lupo e il filosofo” è finito nelle mie mani più come un tentativo che come una reale ricerca, una delle tante volte che capito in libreria vagando alla cieca e poi mi ritrovo con libri che non avevo neanche in mente prima di entrare; devo essere sincero, mi ha preso bene il titolo ma non mi aspettavo granché, una storiella facilefacile sulla strana convivenza tra un uomo e il suo lupo ma niente di più e invece…
 
Invece mi son dovuto ricredere fin dalle prime pagine perché in realtà si tratta di un libro di filosofia “spicciola” e comprensibile anche dai più ignoranti (come me) in cui la suddetta convivenza è un espediente e non il fine stesso del racconto, in cui il rapporto uomo-animale diventa una geniale trovata per sviscerare problemi filosofici non proprio di semplice cognizione. Certo, il filo logico è imperniato sul lupo Brenin, animale selvatico solamente nell’accezione classica del termine, e dalla sua natura implicitamente animalesca in contrapposizione alla scimmia-uomo, confronto da cui ne usciamo purtroppo decisamente male… ma da questo parte tutta una serie di interpretazioni filosofiche delle varie vicissitudini della “coppia” fino ad arrivare ad analizzare il senso stesso della vita senza dare risposte definitive certo ma lasciando intravedere l’inutilità della nostra esistenza fatta di ricerca infinita di felicità effimera attraverso inganni, menzogne e sottomissione. Stupenda per me la rielaborazione dell’autore del mito di Sisifo, accostatosi inizialmente al francese Camus per poi allontanarsene completamente. Senza andare oltre straconsiglio questo libro veloce da leggere ma non molto facile da digerire perché purtroppo fa riflettere, non sempre semplice.
Per chiudere, una citazione per sdrammatizzare che ho trovato stupenda :” quando la merda finisce nel ventilatore, la gente comincia a credere in Dio”!
 

giovedì 10 marzo 2016

ANCORA UNO SFORZO

Ancora una volta si riparte, con l'ultima e più pesante scheda di allenamento della stagione. Ancora un mese di sofferenza, questa volta bella intensa, dopodiché spero di potermi dedicare solamente all'arrampicata per un po' di tempo gestendo al meglio il mio tempo non in base ad una periodizzazione ma alla voglia, al meteo, alla roccia... quest'anno però la scelta di spostare in avanti di un paio di mesi il volume invernale mi ha premiato alla grande, ho sfruttato al meglio le condizioni galattiche avute fino a gennaio e poi col meteo merdoso è arrivata anche la ghisa.
Il weekend scorso speravo in un po' di roccia, nell'ultimo mese ne ho vista e toccata poca, ma ancora una volta la merdabianca ha rovinato tutti i piani e ancora una volta la plastica è stata l'unica soluzione: divertimento assoluto, quello si, senza tanti patemi d'animo e nella comodità! Sabato sul mio moonboard in compagnia di topo mentre fuori nevicava, per un paio d'ore di tirate assurde e blocchi da panico con un bel tappeto musicale di sfondo a base di death metal e un buon libro a farmi compagnia. Domenica invece, nel classico mood cristiano del riposo e della santificazione delle feste, qualche ora a base di bestemmie e blocchi tritabraccia alla SASP per terminare la settimana di "scarico"...
E martedì si è riniziato, le braccia ancora doloranti e che quasi sicuramente stasera mi manderanno a fare in culo, dovranno darsi da fare ancora fino a domani compreso dopodiché via a Cham a far festa e riposare (davvero) per un paio di giorni. Salta Chironico per troppa neve, aspettiamo che le condizioni migliorino (anche le mie onestamente...) per tornare all'attacco mentre sicuramente, come impone la scheda, dimenticherò il muro per un paio di settimane per dedicarmi solo al secco per poi trasformare al meglio. Ormai, son sincero, sto aspettando la fine del mese per terminare con la ghisa gratuita, riavere le giornate lunghe e spero anche un meteo migliore per dedicarmi un po' a quello che più mi piace fare: bloccare in relax per giornate intere senza troppe seghe mentali. E col fatto che Elena ha recuperato la schiena spero intanto che possa riinizare a divertirsi sul serio e poi che magari possa farmi sicura nuovamente sul mio progettino a Frabosa...

venerdì 4 marzo 2016

TUTTO DA RIFARE 2

Con una giornata come quella di ieri il minimo era rischiare. Rischiare il posto, vista la neve scesa nei giorni scorsi, rischiare con le previsioni, dato che col vento non sai mai quello che poi arriverà realmente, però avevo troppa voglia di roccia dopo due weekend compromessi e la decisione è stata azzeccata in effetti.
Scelto all’ultimo il posto, la collina sopra Altare, velocemente carico la macchina mangio un panino al volo e scappo dall’ufficio con un cielo splendido; il vento già si fa sentire in autostrada ma il peggio onestamente deve ancora arrivare… appena scendo dalla macchina mi rendo conto che son cazzi, ho dimenticato i guanti e il cappello, anche perché a marzo non ti aspetti di averne realmente bisogno, ma la temperatura è decisamente più bassa del reale visto il vento che tira. Già arrivare al parco eolico è una mezza impresa, devo scendere più volte per togliere dalla strada rami e pezzi d’albero, poi arrivato su mi rendo conto che pur essendo una giornata stupenda il posto è ben più inquietante del solito! Me ne sbatto le palle, son qui per arrampicare e soprattutto per rispolverare qualche buon tentativo su “the king” abbandonato lo scorso anno e che mi è girato in testa per tutto questo tempo in attesa di poterci rimettere mano.
Velocemente mi scaldo (un eufemismo), l’aderenza è innaturale, fuori norma, è impossibile sudare ma soprattutto la roccia, qui decisamente dolorosa e abrasiva, con queste condizioni diventa carta vetro spalmata di puntine da disegno; cerco di nastrare almeno per i primi tentativi e tenere la pelle per i giri buoni, ma anche il nastro dura 2-3 giri e poi si arriva alla carne. Nei riposi cerco di ripararmi alla bell’e meglio in grotta, ma non riesco a sentire le dita quindi ogni presa diventa un punto interrogativo da gestire; sento subito però che gira bene, decisamente meglio dello scorso anno, rimetto insieme la methode, piazzo per bene i pad (anche perché l’alternativa è minimo un’anca a puttane…) e decido di partire da sotto. Faccio un paio di giri buoni, arrivo oltre la tacca fuori del pannello quindi mi dico che se ci cado sopra e la strizzo son all’80% del passaggio, quindi decido di riposare un attimo e farmi di RedBull per svegliarmi un po’ dal torpore dovuto al vento incessante. Appena parto le tacche le sento bene, le dita si son scaldate un po’, quindi prendo, arrivo alle prese a metà e mi preparo al lancio ma appena stacco ricado miseramente sul pad come se le braccia mi avessero abbandonato… non capisco subito, ma lo sguardo scende all’appoggio di destro, l’unico nel muro e anche il decisivo… rotto… delusione totale. Già prima non era proprio un passaggio facile, Core è risaputo che non regala niente e sui muri a tacche ancora meno, ma adesso diventa un legno assurdo per me. Inoltre ogni tentativo successivo sgretola sempre più il cristallo fino a che praticamente il lancio si fa in spalmo, quindi si arriva alla tacca ma perdendo i piedi sei subito contro il roccione dietro ed è tutto da rifare. Dopo 3 ore decido che è arrivato il momento di mollare, in queste condizioni anche le braccia dopo un po’ faticano a chiudere, alla faccia di chi dice che far blocchi è rilassante ieri è stata una giornata decisamente spessa sotto molti punti di vista: l’ambiente opprimente, il freddo allucinante e soprattutto la delusione di dover tornare a casa a mani vuote. Però son contento, non è andata male e ci ho creduto fino alla fine, tra l’altro neanche ora mi passa per la testa di mollare anzi. Non vedo l’ora di tornare, più preparato, e martellare ancora, perché anche se forse ora è oltre per me e forse è davvero un passaggio che richiede un allungo che non credo di avere voglio provarci perché non mi piace vincere facile. Moonboard insegna!