venerdì 15 novembre 2013

SWEET EMOTION


Ho sempre preferito il filone swedish in ambito death metal rispetto a quello della Florida, parlando soprattutto della prima ondata del genere, un po’ perché gli ammerigani mi stanno generalmente sulle balle e poi perché ho sempre trovato più credibile questo genere suonato da uno svedese incazzato col mondo, anti-cristiano perché con un retroterra storico e culturale violentato dalla “nuova” religione e immerso in un paesaggio fatto di solitudine e foreste piuttosto che da uno sbarbatello che vive sull’Atlantico ed è baciato dal sole 12 mesi all’anno.
A parte le stronzate, devo dire che eccezion fatta per i Death, sempre immensi, ho davvero sempre apprezzato di più band come At the Gates, Hypocrisy, Soilwork, Unleashed ed Entombed; soprattutto questi ultimi, se parliamo di death metal senza troppi fronzoli, sono stati grandissimi, in particolare nel loro primo periodo e prima della conversione al death ‘n roll. Perché se da una parte molti dei gruppi inizialmente dediti al death puro si sono poi riversati verso altri generi più o meno apprezzabili, come At the Gates, Opeth, Tiamat, Dark Tranquillity e (molto meno apprezzabili in quest’ultimo caso) In Flames, gli Entombed con il loro primo album in studio con questo monicker hanno praticamente creato un genere. “Left hand path”, a mio parere, resta il migliore, album tutt’ora ineguagliato di puro Swedish death metal, aggressivo, rozzo e brutale senza troppi tecnicismi fine a se stessi e con una sana vena hardcore dentro che lo contraddistingue dai suoi contemporanei d’oltre oceano. Una registrazione che forse oggi sarebbe definita sommaria ma che ai tempi era un vero e proprio marchio di fabbrica, suonava diverso da album come “Altars of madness”, “Slowly we rot” “ o “Leprosy”: si perché se da una parte i Death stavano portando avanti un discorso più particolare, diverso sia nelle tematiche dei testi sia nelle partiture decisamente più intrise di componenti jazz e tecnicismi vari, manca a mio parere nel death floridiano uno che di marcio e rozzo che invece nel nord Europa è stato un vero e proprio marchio di fabbrica.
Dopo questa prima ondata ognuno ha intrapreso la propria strada, chi verso la melodia, chi verso il groove (e le vendite), chi cercando di creare un genere a se stante come il black metal (e le vendite...), ma "la via della mano sinistra" resta ancora in termine di paragone. Qui sotto la titletrack, da gustare possibilmente prima della nanna in una bella nottata grigia autunnale!
 
 

2 commenti:

  1. Il solito integralista! E se tu volessi la barba e non ti crescesse un pelo, odiassi il sole e abitassi in Florida non saresti incazzato?? A parte le ca**te, questo disco resta una figata! Concordo con l'analisi e sottolineo la figata di sentire un suono naturale e non un derivato da mille compressioni!

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  2. ola fabio! altroché integralista, peggio! gli unici ammerigani che apprezzo e sempre apprezzerò son stati i Pantera, ma questa è un'altra storia...
    comunque si, "left" e "slaughter" degli ATG son dei capolavori secondo me. altri tempi, altri tempi...

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