lunedì 4 marzo 2019

A VOLTE RITORNANO...

Dai ridiamo respiro a sto blog ormai sul letto di morte. Un paio di mesi dall’ultimo aggiornamento, più o meno il tempo della prima estenuante scheda di allenamento, con qualche sporadica uscita su roccia senza il minimo risultato se non quello che capita ogni santo anno: incazzarsi a morte perché non mi tengo un cazzo. Come volere capra e cavoli. O la botte piena e la moglie ubriaca (e zoccola). Quindi abbandonati tutti i progetti per dedicarsi ad arrampicare senza guardare un numero.
Varazze un paio di uscite, la prima eccellente perché nonostante tutto riesco a far in due parti Alphacentauri, e sinceramente per me è già un gran risultato. Io tutto sto facile in sto passaggio sinceramente non lo trovo, poi OK che la sega son io non chi l’ha detto, però… la parte più devastante è sinceramente tallonare ad altezza palle, lo trovo di una difficoltà fuori logica e mi viene una volta ogni 100 praticamente. Il resto si fa, niente di estremo, ma in continuità ha il suo merdoso perché. E poi chiaramente non mi son fatto mancare una bella bronchite condita da varie schifezze a base di antibiotici e cortisone, come ogni anno, e chiaramente come ogni anno non ho smesso di allenarmi, dandomi da solo del coglione a posteriori.
A parte quest’allegra parentesi ne ho approfittato per far qualche bella camminata al mare col mio topo, stanco della neve e dei soliti posti, e mi è piaciuto un sacco, anche più che arrampicare sinceramente. In settimana, nessun rompicoglioni in giro, meteo scelto e stratosferico, posti fuori dalla (già scarsa) folla, il top! E poi un bel weekend extralusso in Costa Azzurra senza dover pensare a niente se non a magnare, bere e fare un cazzo!
E per finire una gran bella (ri)scoperta. Anni fa ero stato a Cengio, in una di quelle giornate che non invoglia sicuramente l’arrampicata relax: neve, galaverna, nebbia in un posto che con queste condizioni diventa potenzialmente da occultamento di cadavere (e già, i nomi dei blocchi hanno sempre un loro perché…). Invece torno venerdì con la voglia principalmente di svaccarmi e mi ritrovo in un posto top: roccia, blocchi, area, tutto che aiutava a raggiungere il mio obiettivo. Fatti un po’ di passi senza stare a cercare necessariamente la difficoltà mi son stupito di quanto ci si possa ancora divertire anche senza una guida in mano e delle linee in testa, come si faceva una volta (non sempre crescere significa migliorare!). E allora perché non tornare anche la domenica in attesa che i posti “alla moda” tornino veramente in condizioni? Indeciso fino all’ultimo, anche perché non avrei voluto far perdere una giornata ad Elena e Funsu, invece mi son dovuto ricredere ed avere anche la soddisfazione di averli soddisfatti pienamente con una giornata piena e distruttiva al punto giusto: un’area a due passi da casa (per noi potenzialmente la più comoda con ellero, che però mi ha sfracicato un po’ le balle) relax e con dei bei bastoni pure, la maggior parte da domare con tutto il corpo e a dita stese. La Font dei poveretti cuneesi diciamo.
Ora mi resta ancora un mese, il più duro, il più mirato, e poi arrampicata. E basta. Palestra, roccia, moon ma assolutamente niente secco per almeno… un paio di mesi… se resisto…

Cengiando

Davide, tenta sull'Interruttore

Sempre in Liguria, sempre bello!

tenta su Alpha

Mare di Nizza

Liguria infrasettimanale

Super Nirvana by Gian!

L'anno è iniziato così...

mercoledì 9 gennaio 2019

Davvero poco da dire su questo fine anno. Disastroso, quello si. Con un paio di settimane di ferie e un meteo meraviglioso per la stagione mi aspettavo davvero di togliermi qualche soddisfazione e invece mi son ritrovato ad allenarmi in anticipo, non potendo far altro.
Prima della partenza per la Svizzera ho fatto qualche puntata ai tetti Lup, incredibile se ci penso essendo inverno e invece mi son ritrovato a passare delle giornate fantastiche, con condizioni super e a scalare in maglietta tanto si stava bene: senza progetti se non la voglia di stare fuori a rilassarmi e su roccia ma soprattutto in valle Gesso che già mi mancava. Non volevo sfondarmi, intanto perché sentivo il bisogno di allenarmi nuovamente un po’ (purtroppo son fatto così non so se sia solamente una questione psicologica oppure reale necessità ma dopo 1 o 2 mesi che non faccio secco sento la forma calare terribilmente e il rischio di farmi male aumentare) e inoltre con Chironico in vista non volevo rischiare. Per la Svizzera abbiamo deciso all’ultimo, c’era in ballo l’Elba ma non avevamo troppe informazioni in merito, c’era in ballo anche Pietra del Toro, ma poca voglia di fare ore di macchina, e c’erano in ballo altri 4-5 posti ma alla fine l’amore vince sempre, e per la Svizzera non puoi che provare sano e onesto amore. Rapido giro di telefonate e troviamo ancora posto, il nostro solito posto a Faido a cui ormai da anni siamo affezionati. Si parte, non vediamo l’ora di spellarci come si deve su quella roccia splendida.
Il primo giorno, mezza giornata alla fine, va via veloce scaldando i motori ma senza strafare. Approccio un paio di linee più facili del mio solito progetto e sento che va bene, ma preferisco tenerle per la settimana tanto fretta non ce n’è (sembrerebbe…); intanto troviamo su anche i vertiginosi in giro per i boschi. Il secondo giorno parto con la ralla giusta: ci troviamo sotto Komilator per Elena che vuol provare un passo li a fianco e io decido di dare una botta alla linea di Nicole nella methode originale (con eliminante), avendola già fatta nella versione più pura, con lo spigolo. Non va male ed Elena nel frattempo trova un blocco li vicino che vorrebbe provare, una linea (bruttina, sinceramente) che segue una fessura orizzontale di dita… decido di farci un giro, per tenermi caldo e provare sul tardi “Freak”. Idea di merda. Per stare dentro il passaggio tiro una lolotte quasi a freddo e sento un rumore seguito da un dolore fortissimo al collaterale laterale. Non mi basta e poco dopo su un passaggio facile ma molto bello tallono, stessa gamba, e mi siedo per andare ad una tacca lontana. Questa volta il rumore è stato talmente forte che anche Elena l’ha sentito, il dolore senza senso mi ha poi tenuto sveglio tutta la notte. Comunque, rapida visita del caso per capire che di rotto non c’era niente, tranne le quelle palle si, vacanza finita al primo giorno… chiaramente restiamo, Elena può scalare e quello che era toccato a lei qualche anno fa ora tocca a me: guardare senza poter far nulla. Fa parte del gioco e ogni tanto va anche male, pace.
Come dicevo le giornate vanno che è un piacere: ottima compagnia, meteo meraviglioso (in Ticino sinceramente mai viste condizioni così…), roccia e passaggi neanche a dirlo. E io zoppicando qua e là mi dedico a capire qualcosa di fotografia. Passato Capodanno torniamo in Italia e non potendo arrampicare decido di buttarmi subito sull’allenamento di Jolly, una garanzia di distruzione che mi serve anche per sfogarmi un po’. E intanto le condizioni continuano a restare fuori da ogni logica per il periodo… fa parte del gioco anche questo.



 


 

lunedì 10 dicembre 2018

LA TENENZA, QUELLA VERA!

Che weekend ragazzi! Intanto partiamo dal presupposto che io non ho stampato un cazzo, così tanto per … allora uno si potrà anche chiedere perché mi son esaltato? Perché ho visto gente che le trita seriamente e con tanta vera passione!
Partiamo dalla fine, Valdinferno ieri. Da parte mia ce l’ho messa tutta per arrivarci in macchina, tanto che alle 9 ero già in botta di RedBull (che non è servita a un cazzo a sto giro), ho sinceramente e pesantemente esagerato la scorsa settimana tra allenamenti, muro e roccia e il mio fisico ha pensato bene di mandarmi a fare in culo; su il clima era praticamente perfetto, una di quelle rare condizioni in valle dove la roba diventa quasi facile: sole, caldo secco e vento da nord, praticamente le tacche ti entravano nella pelle! Per Elena era quasi un ritorno alla roccia, dopo tanta plastica, e sinceramente non poteva andare meglio: già dal riscaldo le cose andavano alla grande, quando poi le ho fatto vedere qualche linea che poteva diventare progetto e si è esaltata per “Andie MacDowell super sexy” allora ho capito che le cose si facevano serie! Intanto perché non è una linea farlocca, e credo sia importante quando si vuol fare il passo di grado sceglierle vere in modo da non avere dubbi e non farli venire agli altri (laggente è stronza, si sa…), poi perché è storicissima, voglio dire Berhault e non Giangiacomo, e poi perché è bella, davvero tanto! Trita le dita senza senso, ricordo ancora il dolore di quando avevo ripetuto l’extension di Filippo, è già lunghetta e mai scontata oltretutto su roccia fantastica e in un posto della Valdinferno tra i più belli in assoluto. Comunque per un singolo solo non l’ha portato a casa e se non si faceva male… chissà… in ogni caso è andata alla grande, praticamente la partenza fino al singolo merdoso l’ha passeggiata ed è questione solo di mettere insieme tutto e via. Complimenti per le ditina, il massimale non scende mai! E poi niente, da parte mia ricordo solo la serata con tanta carnazza, proteine che mi uscivano dalle orecchie…
Sabato: Varazze con Giorgia e Andrea, condizioni galattiche (sembra che quest’anno, almeno per ora, il vento tiri dalla parte giusta!). Ci scaldiamo all’antro, faccio vedere ad Andrea “Occhi di gioia” spiegandogli i movimenti, ero sicuro che lui con la sua altezza e fisicità lo avrebbe passeggiato… e infatti qualche giro a meccanizzarlo e via in saccoccia un bel 7C varazzese e senza troppo pensarci su! Complimenti, braccino bionico il suo! Io tiro qualche madonna sul “Alpha”, capendo un singolo in più e capendo anche che il movimento a mettere il tallone per me resta davvero ostico: Giorgia mi fa vedere sotto ad andare al rovescino piatto e mi entra ma poi non mi riesce proprio di mettere il tallone nella zanca! Elasticità zero… nel frattempo mettiamo qualche pad anche sotto “Fortunadrago” con Giorgia che continua ad elencarci tutti i cartelli di obbligo, prescrizione, divieto, e io che mi convinco sempre di più che se restassi senza patente ora l’unica soluzione sarebbe andare in bicicletta… lei ci fa qualche giro e nel frattempo ci raggiungono anche Simone e compagna. Io mi alterno tra foto, video e qualche tenta al singolo bastardo di “Alpha”, una situazione davvero figa perché nel giro di pochi passi ognuno ha il suo progetto e tanto svacco! Tempo poco e Simone stampa “Forunadrago” alla grande a suon di madonne e tanta potenza! Giorgia riposa, riflette, si attacca pure lei e dopo qualche falsa partenza con una leggerezza incredibile esce dal blocco come se fosse un 6A! Allucinante, al di fuori di ogni logica, dopo averlo provato brevemente una settimana fa al secondo giorno sale il suo primo 8B con ampio margine, ma davvero tanto margine, e poi come se niente fosse torna a studiare scuola guida… io di mio riesco dopo aver snocciolato i santi dei primi 3 mesi dell’anno a far stare il tallone ed andare alla tacca, ma solo di culo perché nel resto della giornata non capiterà più, per cui capisco che forse, se ho intenzione di continuare su quel blocco (e così è) sarà meglio cambiare methode. E infatti a fine giornata, con le dita bucate e senza più fibra Simone mi spiega la sua di methode e realizzo che forse potrebbe funzionare anche con me! Vedremo… è buio e si riparte, in macchina facciamo un po’ di storia malinconica del boulder nostrano e poi ognuno per i fatti suoi. Bellissima giornata, mi piace andare in giro con sti giovinastri che si tengono davvero e che si fanno poche pippe mentali a differenza di altri che invece non si tengono e di pippe se ne fanno troppe: questi li vedi arrampicare con vera passione ma come se fosse un semplice gioco, può andare bene o meno ma intanto sei li, in compagnia e a fare quello che ti piace realmente. Grazie ragazzi, ho guadagnato 20 anni a stare con voi!

Strizzarle come se non ci fosse un domani, tenta su "Andie MacDowell super sexy" 7B
 


Andrea le chiude su di "Occhi di gioia" 7C

La foto non rende merito, ma ho fatto praticamente solo video... Giorgia prima FFA di "Fortunadrago" 8B

martedì 4 dicembre 2018

Ed è nuovamente quasi quel periodo dell’anno! No, niente Natale e cazzate varie, parlo del trimestre di allenamento di devastazione di cui sento tanto il bisogno quando arrivo a dicembre e che arrivato a marzo odierò con tutto me stesso. Come ogni anno dirò che sarà l’ultimo, che non lo farò più, che non ho più l’età, che non ho più voglia, ma poi come sempre arriverò a gennaio dell’anno successivo con la ralla a 1000.
Quest’anno penso di essermi programmato bene: un primo trimestre davvero distruttivo/creativo, intenso come mai avevo fatto se non i primi tempi all’Anteo a Ceva seguito da Giova, affiancato da Jolly che penso mi abbia fatto una scheda ad hoc davvero ben fatta e completa, certo molto intensa ma a me è sempre piaciuto soffrire in allenamento… dopodiché il resto dell’anno l’ho passato a mantenere, senza carichi eccessivi a differenza degli anni scorsi ma con piccoli richiami di forza e ogni tanto di forza resistenza, puntando però sempre al gesto più che a caricare ad ogni costo. Qualche soddisfazione me la son tolta, altre no ma chiaro che son consapevole di non avere le capacità e il talento che possono far fare il salto di qualità, ma la cosa di cui son contento è che son sicuro di aver dato come sempre il 100% se non di più. Niente da recriminare, si continua su questa linea finché la testa terrà botta poi si vedrà, certo è che non riuscirei proprio più a stare senza stress fisico da allenamento, ormai è una droga che va oltre la semplice abitudine ma mi condiziona psicologicamente 24/24, chi non c’è dentro non potrà mai capire. Se dovessi mai smettere d’arrampicare farei sicuramente altro ma farei comunque perché non potrei più farne a meno. Qualcuno punta al lavoro, qualcuno alla famiglia, io punto su me stesso e su quello che più mi piace fare!
Tanta palestra in questo periodo e poche uscite mirate. Sto cercando di frequentare il più possibile Varazze per diversi motivi. Sicuramente perché il livello dei blocchi, non tutti ma la maggior parte, è davvero alto e i gradi son reali, come piacciono a me; poi perché è un posto in cui per divertirsi bisogna avere un livello un tantino più elevato per cui era inutile andarci ai tempi solo per dire “ho fatto blocchi a Varazze”, i passaggi bisogna chiuderli, punto. Ora le mie soddisfazioni me le sto togliendo. Il primo della stagione a cadere è stato “Occhi di gioia”, devo dire anche abbastanza rapidamente: methode Moroni certo, più consona al mio stile, un blocco non certo favoloso come linea in se ma con movimenti davvero al top. E poi andare li all’antro è stato anche un pretesto per vedere da vicino l’altro progetto della stagione, il più importante, “Alphacentaury” stand, gran bella linea. Domani diamo il via alle danze! E come dicevo tanta palestra, Vertigo, BigUp e soprattutto Moonboard: su quest’ultimo ho variato un po’ l’approccio ultimamente, puntando su tante sedute più brevi con blocchi di riscaldamento e poi concentrandomi su alcune linee per me estreme tenute da parte, pochi movimenti davvero intensi (e spesso neanche chiusi…). Oppure circuiti, trovo che su quell’inclinazione fare 25-30 movimenti senza riposi sia un toccasana reale per poter poi puntare più avanti a far qualcosa di più lungo su roccia, magari pure con la corda.
Quindi ancora 2 settimane di progetti, poi le vacanze di natale che tra un panettone e l’altro mi permetteranno spero di spingere ancora un po’ e poi per qualche tempo remi in barca temo, quelle schede il livello lo fanno scendere brutalmente quantomeno i primi 2 mesi…

Sequenza centrale su "occhi di gioia" con topo a parare...
 
 

lunedì 19 novembre 2018

Tre settimane senza toccare roccia… un tempo infinitamente lungo per un malato come me, la plastica è un surrogato che dà soddisfazione momentanea ma non sazia e la voglia di uscire, vedere il sole, passare delle belle giornate a spellarsi le mani era arrivata a limiti onestamente insostenibili. Poi a metà settimana si apre uno spiraglio, vedi il meteo che di punto in bianco dà temperature prossime allo zero, il vento che gira da nord e che soffia seriamente e allora torna una speranza: Varazze sarà in condizioni! E sinceramente benché Varazze sia mediamente una merda quando l’aderenza è quella giusta diventa un vero paradiso!
Inizio il venerdì, ancora stanco dai circuiti al moonboard, ma il pomeriggio schizzo giù col topo e vago tra il potala basso arrampicando il più possibile, senza obiettivi. Una goduria! Colla, nessuno in giro, troppo presto diventa buio e io mi trovo nel bosco a tornare dalla macchina in completa solitudine, esattamente quello di cui avevo bisogno questo weekend. Torno a casa provato dal freddo e dal vento anche se ancora non so che il giorno dopo sarà ben peggio…
Preparativi, mi sento con Ale e decidiamo di andare alla collina ad arcuare un po’ di lame di rasoio… al mattino si unisce anche Matteo e già a Ceva capiamo che la cosa sta prendendo una piega devastante. Il cielo è scuro, fa un freddo porco e il vento si fa già sentire… arrivati su appena scendiamo dalla macchina capiamo che la giornata sarà parecchio dura. Ci proviamo comunque, ma io sento che i muscoli non rispondono, non chiudono proprio e tantomeno le dita si rifiutano completamente di arcuare, ho proprio paura di farmi male! Dopo un paio d’ore in ste condizioni deplorevoli capiamo che è arrivato il momento di abbandonare, non abbiamo più l’età per queste cose sinceramente. Torno a casa e per combattere il freddo chiaramente faccio un po’ di muro…
Il giorno dopo sembra ancora più freddo ma questa volta col sole. E questa volta ho intenzione di tirare fuori l’artiglieria, vestiario ad hoc quasi da spedizione himalayana. Mi sento sol socio, diamo un’occhiata al meteo, ci facciamo forza e decidiamo nuovamente per Varazze. Giù il vento tira ancora più dei giorni prima, freddo fa freddo ma c’è il sole e quindi per un momento si sta quasi bene… dura poco, ma devo dire che tutto il giorno non ho patito, anzi; la cosa che più mi è sembrata strana è che in giro non ci fosse assolutamente nessuno, nonostante le condizioni fossero assolute, davvero parecchio ambiguo… in ogni caso non perdiamo tempo e iniziamo subito a martellare un passaggio dopo l’altro. A fine giornata decidiamo di scendere da “Occhi di gioia”, lasciato incompleto un pomeriggio dell’anno scorso perché da solo non me l’ero sentita di uscire (lo so, è strano, ma sinceramente avevo paura di farmi la schiena sul masso dietro… mi prendono per il culo ancora adesso, a ragione…) con la ferma intenzione di chiudere i conti e passare al vero progetto della stagione. Purtroppo la voglia non è bastata, i tre giorni hanno iniziato a farsi sentire seriamente e nonostante qualche bel tentativo fino al bordo non ne avevo davvero più e le prese basse ad un certo punto si faticavano pure a vedere ancora… poco male, la prossima volta lo stampo sicuro perché se da stanco morto c’ero vicino non penso di avere problemi e soprattutto perché è tempo di passare a martellare i passi che mi son segnato per l’inverno a Varazze.
Per concludere stupenda compagnia ieri, come sempre con Funsu. Si parla, si ride, a volte arriviamo pure a discorsi seri, si martella senza sosta sulla roccia, insomma è sicuramente il socio per eccellenza. E per quanto riguarda il freddo iniziamo a farci l’abitudine anche perché è con ste condizioni che ci si diverte seriamente: mi pare fosse proprio Malcolm Smith che dicesse che sopra i 5° non si tratta più di vero boulder!

giovedì 25 ottobre 2018

BERSEKER

Sono al settimo cielo. Intanto già chiudere un passaggio tuo ti regala una soddisfazione che non è neanche paragonabile a ripetere, quantomeno così è per me. E poi una linea del genere…
La storia di Berseker in realtà è ben più lunga di un paio di mesi! Anni fa con Funsu mentre si scalava da Petra ci eravamo accorti di questa stupenda prua in lontananza e incuriositi ci avevamo ficcato il naso. Ma niente, non c’erano prese e non valeva la pena perderci tempo… solo in seguito son venuto a sapere da Gian che pure lui e Lollo (tra l’altro rivisto con piacere domenica in Gesso!) erano andati a buttarci un occhio, ma anche in quel caso niente di fatto. E poi il nulla fino alla primavera scorsa. Da parte mia ben poca motivazione di scalare in valle, nonostante avessi sempre adorato quel posto mi ero stancato della roccia, delle condizioni altalenanti, delle linee non sempre così evidenti e quindi avevo deciso di fare due passi con topo, che poi due non erano proprio visto che con Ellero grosso ero dovuto partire dal ponte del sale… appena arrivati ho subito intravisto una possibilità, dura ma fattibile, ma poi di nuovo il nulla fino a quest’autunno.
Inizio settembre: Ellero al minimo stagionale e quindi si attraversa alla grande, neanche 10 minuti e son di nuovo li sotto. Inizia la pulizia e purtroppo la roccia, come nel resto della valle, non è il granito a cui son abituato. Si sfalda e se c’è poco quel poco diventa nulla… i primi tentativi nonostante la caldazza vanno bene ma quando inizio ad intravedere la luce in fondo al tunnel spacco un piede fondamentale. Coglioni a terra… prova e riprova ma sia la sit, che nel frattempo è diventata estrema per me, che la parte centrale non mi entrano più! E poi c’è il problema dell’uscita, alta ma soprattutto pericolosa. Decido di dividere il lavoro in due: ogni tanto salgo con la corda per provare sopra e ogni tanto con 3 pad (!!!) per provare sotto. Le condizioni ambientali non migliorano ma vengo a capo, anche grazie all’illuminazione di Fabri, della parte sopra, non troppo dura ma aleatoria; nel frattempo la sit proprio non mi esce e quando riesco nel singolo mi blocco in continuità! Nel frattempo inizia a piovere e io inizio ad aver paura che la stagione in valle sia finita, quantomeno non si riesca più ad attraversare e quindi tutto sia da rimandare all’autunno seguente. Mi butto su altri progetti, senza troppa voglia sinceramente e neanche troppa testa perché quella era rimasta li da Berseker, quindi mi alleno per il passaggio e mi sfondo il giusto… il weekend scorso ero davvero a pezzi, stanco come non mai, e sentivo che avrei dovuto ancora una volta cambiare le carte in tavola. E poi ieri. La voglia di andare altrove era tanta, avevo paura di scontrarmi con l’ennesima giornata di sconfitte, ma sapevo anche che sarebbe stata una delle ultime possibilità del 2018 quindi decido di salire in valle. I primi tentativi sono un disastro… le condizioni son buone, fa caldo ma asciutto e l’aderenza è quella giusta e nel frattempo io mi son riposato, ma ancora non gira. Decido mio malgrado di mettere lo smartphone puntato, non posto mai video per mille motivi ma in questo caso non posso esimermi; dopo un paio d’ore passate tra smanacciate, madonne e relax mi riattacco e senza che me lo aspetti dal piccolo tridito rovescio e dalla pinza di destro riesco a bloccare e arrivare alla lametta! Dal video si vede bene che non ci credo neanche io tanto che cerco la methode per andare via, situazione di merda… riesco a riaccendere il cervello ma ancora manca il singolo alla rovescia che inaspettatamente mi è entrato a nastro tutto il giorno. Come singolo ma non in continuità! Invece la tengo e da li so che se non faccio il pirla è finita. Respiro e continuo a scalare, male perché ho la ralla a mille, ma le tengo fino all’uscita, quando so che non potrò più cadere (e che se cado in ogni caso mi ritroveranno sul posto…) e poi da li anche topo non capisce perché urli come un pirla!
Dicevo nel post di instagram che ho chiuso un cerchio con la valle e lo penso realmente. Li di linee che m’interessano veramente al momento non ne ho più ma quella prua era un tarlo, un piccolo sogno che dovevo portare a termine. Ho aperto qualche passaggio, anche li in Ellero, alcuni più belli di altri (ogni scarrafone...) ma sentivo di dover lasciare anche lì una mia piccola eredità, se così si può dire, in quel posto che mi aveva dato tanto e a cui io avevo dato moltissimo, qualcosa in più del semplice numerino ma una linea che fosse realmente, al di là di ogni dubbio, fantastica, una linea che (forse) alcuni avrebbero avuto il piacere di ripetere come io l’ho avuto su blocchi come l’Assedio, Apocalypto plus, le varie Radiologie alla casa, il Drago bianco, Krav maga e altre, linee che sono inequivocabilmente belle al di là del grado. Chi scala solo per quello forse non lo capirà mai e sinceramente penso si perda una gran bella fetta del piacere di sto gioco…
Berseker credo sia il nome azzeccato per sto passaggio, che dedico assolutamente a me stesso perché me lo merito al 110%! E stasera si riparte col moonboard…  

La linea in tutta la sua bellezza (e io pure!)

mercoledì 17 ottobre 2018

E torniamo a farci sentire ogni tanto… sendtember l’abbiamo fatto fuori e rocktober sta finendo, è quasi ora di pensare ai panettoni e neanche un mese fa si girava in mutande tra i blocchi!
Comunque, scene orride a parte, il mese è passato in pratica tra il progetto, l’allenamento autunnale e un po’ di roccia ma senza grandi sorprese. In Ellero “Berseker” procede al meglio ma purtroppo il fiume inizia a diventare problematico da attraversare e farmi il culo da sotto con pad, corda e quant’altro è fuori discussione. Va bene faticare ma inutilmente anche no grazie… comunque per il momento fatto in due parti che ancora non riesco a collegare tra loro: la sit fino a metà che penso possa valere qualcosa intorno al 7C+, davvero intensa e interessante e non sempre mi entra, e la parte sopra, niente di allucinante certo ma in particolare da stanco e con la caga di cadere può regalare emozioni forti… vedremo se riuscirò ancora a farci un giro prima dell’inverno altrimenti tutto rimandato al prossimo autunno, in ogni caso è l’unico motivo per cui al momento torno in valle.
E poi la valle Gesso, sempre più il top in zona come qualità di roccia e passaggi. Dal “Mostro” ancora non son riuscito (o forse psicologicamente mi rifiuto) a tornare e quindi il top per ora resta tetti Lup. La prua di “Come quando…” al momento è uno dei miei 2 progetti e sabato per poco non la porto a casa, non fosse stato per quel tallonaggio infame. Ma in ogni caso i passaggi quasi fatti restano comunque da fare. E con Funsu siamo saliti al pian della Casa domenica con un meteo che in basso non prometteva niente di buono e che invece su ci ha regalato una giornata con un’aderenza da vero rocktober; mi son dedicato un po’ alle foto e ripetere qualche passo già fatto, in particolare lo splendido “Toit de Jean”, rifatto con una methode diversa ma comunque il blocco in se resta un vero bastone, soprattutto per il grado molto vecchia scuola. E come sempre quel posto, soprattutto in quelle condizioni ambientali, diventa magico all’inverosimile, favoloso in ogni stagione certo ma in autunno regala davvero il meglio!
E poi chiaramente l’allenamento. Ho ripreso ad andare ogni tanto in palestra come dicevo, e al Vertigo ho ritrovato lo stesso ambiente relax di quando avevo lasciato anni fa ma soprattutto la vicinanza che non mi obbliga a macinare km ogni sera; poi moonboard come se non ci fosse un domani, alternando resistenza (circuiti, bellissimi da fare su quel pannello, o blocchi senza riposi) e tanta forza, anche a secco, cercando ancora una volta di tirare fuori il meglio per la stagione in arrivo. Ma ora è il momento, meteo permettendo, di cercare di andare il più possibile su roccia, portando avanti i 3 progetti a cui mi son volutamente limitato per questo fine 2018 in attesa di gennaio e dello sfondamento più assoluto con un altro trimestre di preparazione. Incredibile che ormai da qualche anno dica di non aver più voglia di pestare a fondo e poi mi ritrovi sempre punto a capo…

Uno dei tanti tentativi su Berseker in Ellero

E Fabri sullo stesso passaggio

Quasi a segno su "Come quando..." splendida linea ai tetti Lup

Funsu tenta lo splendido "Toit de Jean" al pian della Casa in condizioni piuttosto autunnali...

venerdì 28 settembre 2018

E finalmente le temperature son scese, decisamente, e si può tornare a bloccare senza farsi un culo della madonna. Sta settimana son tornato a provare la sit de “la virtù” a S.Anna di Valdieri, bellissimo passo made in Andre: fatta ma partendo un metro a sinistra dell’originale quindi nella mia ottica non è lo stesso passaggio. Dico questo perché evidentemente non son stato il solo a provarla (e farla?) in questo modo dai vistosi segni di magnesite ma sinceramente non ha nulla a che vedere con la diretta, ben più dura e forse anche più bella, logica non so perché tutto sommato ci sta anche questa variante; al contempo ho risalito anche la stand, sempre molto figosa e col pepe al culo nel finale, non estrema ma abbastanza psico! Deluso dall’ambiente in completo sfascio e disuso, parecchi alberi tagliati e lasciati in mezzo, apposta o meno non saprei anche se il dubbio mi è venuto, un vero peccato per un’area che nelle mezze stagioni merita parecchio…
Ed ho terminato, in anticipo, anche la stagione del Remondino. A malincuore son salito per l’ultima volta domenica scorsa più per fare un saluto che altro e per riprendermi il pad; anche st’estate ne ho approfittato un bel po’, quel posto mi regala una pace che difficilmente da altre parti trovo, anche quando (e capita spesso) non stampo un cazzo. Purtroppo credo di aver ormai fatto quello che era nelle mie possibilità lassù, senza spingermi nell’area alta che per me resta già troppo uno sbattimento in giornata, e quando torno mi trovo a ripetere passi già fatti e rifatti, penso che per la prossima estate, arrampicando ancora, dovrò cercarmi un altro posto del cuore o magari svilupparne uno ex novo come fatto ad Esischie tempo fa, vedremo.
E poi un po’ di botte prese e date al progetto in Ellero. Sabato con Fabri, le methode ormai ci son tutte, ora ho voglia di tornare con le giuste temperature per provare a metterle insieme: duro é duro, quantomeno per me, bello pure, ci terrei davvero a portarlo a termine. Quello e il ritorno dal Mostro sit (anche quello preso d’assalto in questa fine estate, senza successo, da qualche giovane col livello, segno che è un bel bastone) son gli obbiettivi principali di st’autunno prima di dedicarmi per l’inverno forse ad altro, sempre arrampicata naturalmente, ma non blocchi.
E niente, l’allenamento continua, mi sto dedicando in particolare a qualche punto debole che continua ad assillarmi, un mesetto a spingere per provare ad alzare un pelo l’asticella e togliermi qualche soddisfazione che, son onesto, da qualche tempo manca e la testa inizia a soffrirne. Ma il weekend si va a Chamonix a testimoniare un altro amico che si è fatto mettere le manette… fiestaaaaaaaa!

lunedì 17 settembre 2018

Da parecchio che non torno su ste pagine… non che ci sia molto da dire. Quest’anno sto faticando parecchio a risalire con la motivazione giusta post-ferie, non che non abbia più fatto niente, anzi, ma in modo abbastanza scazzato sinceramente… qualche puntata in montagna, qualche corsetta, un po’ di blocchi fuori, come sempre tanto muro.
La cosa su cui mi son accanito di più è stato sicuramente il progetto in Ellero, Berseker project. Mi piacciono i nomi pomposi, ti fanno sentire un po’ l’Hukkataival di turno, almeno sui nomi dei blocchi ecco. In ogni caso una linea davvero molto bella a cui tengo in modo particolare; già arrivarci da solo, con 2 pad, il materiale e la corda non è che sia una delle cose più semplici, provarla lo è sicuramente meno e purtroppo la roccia una volta ripulita si è dimostrata ancor più povera di roba tenibile di quanto immaginassi. Nelle prime due sedute ero sicuro di poterla fare, la stand già mi era uscita e il primo movimento una volta ogni trenta mi entrava quindi le possibilità di stamparla, seppur basse c’erano, ma poi… poi è saltato un piede, fondamentale, e anche la stand è diventata un palo niente male. L’uscita poi è da brivido, tutto insieme invoglia proprio ecco… sabato scorso son tornato a provare, ho rimesso insieme la stand, ora decisamente più dura di prima (mi entra si e no una volta ogni 10, da fresco), la sit come prima resta un dito in culo. L’uscita senza corda non ho ancora avuto le palle di tentarla. Vero è che anche le condizioni al momento non son delle migliori, ho voluto apposta iniziare a provarla in settembre per trovarmici sopra con aderenza di merda e trovare lungo per poi sorprendermi in autunno (le tattiche, quelle giuste), ma non mi sento di dare la colpa solo a questo. E duro, con ogni condizione. E quindi come sempre quando cerco di far risalire la ralla l’unico modo che per me può funzionare è quello di arrivare a sentire la merda alla gola e darmi un motivo per uscire dalla fossa. La merda alla gola l’ho sentita ieri ad Ailefroide, quando non sei in giornata è un conto ma quando arrampichi come me ieri sei proprio fuori posto, anzi stai proprio facendo lo sport sbagliato. Quindi la soluzione è allenarsi, darci dentro, sfondarmi e spegnere il cervello. Un mesetto di pura sofferenza è quello che ci vuole, un po’ di sana ignoranza a testa bassa. Peccato non aver più vent’anni altrimenti mi farei anche 2 sessions al giorno, a 40 una sola basta e avanza per sentirsi una merda il giorno dopo…
Quest’anno inoltre voglio cambiare un po’ le serate autunnali in attesa del trimestre invernale di devastazione. Basta solo e sempre moonboard, pur restando il top ho bisogno di staccare un po’ e girare nuovamente in qualche palestra. Chiaro che non ho più per le palle di far chilometri come un tempo, quindi il raggio d’azione in settimana si limiterà alle Vele a Chiusa oppure al Vertigo a Pollenzo, non oltre, piuttosto sto a casa, ma ho bisogno di variare blocchi, prensioni, di far un po’ di resistenza che vada oltre i 5 movimenti. E poi si vedrà… ho troppe idee in testa, non tutte inerenti il boulder per fortuna.

mercoledì 22 agosto 2018

GSNP

Il Grand Sablat è una di quelle aree che ti lascia letteralmente a bocca aperta fin da subito, appena scendi dalla macchina. Un po’ perché immagini o già conosci l’avvicinamento che ti attende ma soprattutto perché da ogni parte ti guardi intorno tutto è tanto, troppo: neve, ghiacciai, pareti inesplorate, la quota. Io adoro gli Ecrins, ho sempre trovato che sia un massiccio che può dare ancora gradi possibilità di “perdersi” pur essendo nel cuore dell’Europa continentale, a differenza del Bianco dove ormai tutto è standardizzato alla massa dei turisti. Hai una quantità di 4.000 enorme, un sacco di bellissimi paesi di fondovalle, stazioni sciistiche che in estate fanno cagare (personalmente) ma che in inverno son tra le migliori d’Europa, una flora e una fauna fantastiche in ogni stagione. Insomma, alla fine a poche ore da qui c’è un mondo che la maggior parte di noi non conosce e spesso snobba… e un viaggio nel viaggio senza esser costretti a spostamenti enormi che onestamente in estate ho perso la voglia di fare, per i costi e per la bolgia di caproni che s’incontrano.
La difficoltà più grossa alla fine è stata proprio trovare l’area blocchi. Intanto per qualsiasi umano della razza boulderensis li ci sarebbe un potenziale vastissimo a pochi minuti dalla macchina. Arrivi al colle dove si lascia l’auto e poco sopra ci son massi che potrebbero far sopravvivere qualche generazione di mediocri come me, ma no non c’interessano… allora ti metti in cammino e ricordi da subito la bellezza dei sentieri francesi, lunghi saliscendi che in teoria non dovrebbero far affaticare ne in salita ne al rientro ma che invece smarronano solo e sempre (un po’ come i francesi stessi del resto…). E dopo un 30 minuti arrivi ai piedi di una pietraia con altri massi enormi e ti s’illumina l’occhietto… ma no, neanche questi c’interessano… allora prosegui e dopo altri 40 minuti arrivi ad una cascata e altri massi stupendi… ma no, neanche questi son i nostri (in realtà sarebbe il primo settore, ma l’abbiamo bypassato bellamente). E inizi a salire seriamente, con un ambiente sempre magnifico intorno e assolutamente nessuno in giro, nonostante noi fossimo li a metà agosto! Intanto il ghiacciaio del Sablat si inizia a vedere (eccheccazzo!) e quindi si accende la speranza di esser quasi arrivati… ma no, dal colletto vedi i massi che ti aspettano, splendidi, ma una bella spianata piena d’acqua è l’ultimo ostacolo… e finalmente, dopo un’ora e mezza abbondante, senza pad e viaggiando il giusto, arrivi al famosissimo Paquebot, forse il masso simbolo dell’area stessa. Finchè non ci sei sotto non riesci a farti un’idea precisa di quanto cazzo sia enorme, assolutamente grandioso: un lato che fa tetto per forse 15-20 metri, sotto cui trovi 6-7 pad, stoviglie, caffettiera, un lato con roba più semplice, il retro con le LINEE del posto, strapiombante il giusto, e una parte con qualche linea un po’ anonima e le linee di discesa. E tutt’intorno centinaia di massi, perlopiù da valorizzare, dove ci starebbero bene anche dei monotiri! Son sincero, io ed Elena il primo giorno ci siamo persi e nonostante le indicazioni di Andre (li il telefono prende a manetta, pure internet… tanto per non dimenticare di essere nerd!) alla fine siamo tornati indietro dopo un pellegrinaggio con 2 pad sulla schiena e gli zaini. Sconsigliato…. Meglio viaggiare leggeri, un pad in 2 e un solo zaino, tanto su come detto 6-7 pad a disposizione ci sono! E se si decide di dormire su quella alla fine è la soluzione super, Andre e Edo l’hanno fatto quindi il problema dei lupi non si pone… comunque, come detto, dopo un primo giorno catastrofico, ci siamo ritrovati sotto il Paquebot io, Elena, topo, Ale, Andre e Edo. La mia idea era fare l’arete Ouest ma devi esser li al mattino presto in quel periodo e avere voglia di fissarti su un passaggio, voglia che a me non è venuta per nulla. Quindi riscaldamento su un 6B che pareva più un 7A e un 6C che aveva tanto l’aria di un 7B (e infatti sit come da guida nessuno di noi l’ha fatto…) ci siamo messi su Fakyr, uno dei passi simbolo dell’area. Allora, bisogna subito dire che qui se non ti piace l’altezza sotto il culo e i gradi stretti è meglio non venirci… infatti il passo è 7C o poco più, alla portata bene o male di tutti, soprattutto di chi era con me… bene, è restato da fare… la bellezza dei movimenti e della linea peraltro non si discute! Poco dopo tutti da Pyromane, noi a provarlo in versione stand (intorno all’8A) e Edo in versione sit. Lui ci è andato davvero vicinissimo dal farlo, un 8B che comunque a vedere è davvero tosto, la versione stand invece l’ha portata a casa solo Andre… ma la mia idea a quel punto era provare quanti più passi possibili per poi tornare, senza fissarmi su uno solo. Fatti altri 2 passaggi, uno bello l’altro decisamente inutile, abbiamo deciso che la nostra giornata poteva finire li… o quasi, dato che ci attendeva il rientro alla macchina che uno crede sia meglio della salita mattutina ma come già detto, in virtù della tracciatura francese, è praticamente uguale, se non peggio… devastante, soprattutto dopo diverse ore d’arrampicata, ma la sofferenza è del tutto ripagata, assolutamente, tanto che già ora ho voglia di tornare!
Logistica: allora, da Dogliani noi siamo passati dal Monginevro per poi scendere a Briancon e risalire il Lautaret, altre opzioni forse più comode da Cuneo sicuramente Colle della Maddalena o Colle dell’Agnello. Al col de Sarenne (che mi sentirei di sconsigliare col camper, ma è una mia opinione) si può campeggiare e c’è anche acqua corrente a portata di mano, altrimenti campeggio a valle a Venosc, che sinceramente credo sia la soluzione peggiore dato che non è propriamente vicino e quindi ogni giorno si è obbligati a risalire per quasi un’ora in macchina e infine come abbiamo fatto io ed Elena, ovvero studiò economico all’alpe d’Huez (se si è 4-5 persone con 25-30 euri a cranio/notte ti togli la paura), collegata al col de Sarenne da 10 minuti di auto. Quest’ultima soluzione è sicuramente la più comodosa, doccia e letto alla sera, ma chiaro che ogni giorno tocca fare l’avvicinamento, quindi alla fine se si è un bel gruppo la soluzione migliore resta portarsi tutto dietro e dormire su.
Lato arrampicatorio: la roccia è magnifica, sempre solida e generalmente con buon grip (e cazzo a 2.400 metri ci manca solo…). Soprattutto tacche, tante, e qualche piattone, cadute buone ma da altezze importanti, gradi stretti il giusto (Remondino style e anche peggio a volte), poca roba sul 6 ma tante possibilità di fare, potenziale espresso credo del 5%. La guida che si trova online serve giusto a vedere dove siano le linee, inutile per l’avvicinamento, local in giro non ne ho visti. Come detto sopra li ci son 6-7 pad da mediocri a buoni e pentolame vario, i temporali pomeridiani in estate son all’ordine del giorno chiaramente (e non auguro a nessuno di prenderne li, roccia ferrosa), ma le possibilità di riparo son tantissime. Acqua di scioglimento presumo potabile, Andre non è morto quindi direi che sia bevibile.
In definitiva uno dei posti migliori che abbia visto in giro sicuramente, per ambiente, qualità dei passaggi e roccia, al top in estate e credo autunno ma ci vuole tanta voglia di farsi il culo a 360°!

In primis (meritata) la foto della fotografa ufficiale e ufficiosa nonché portatrice d'alta quota... a seguire un po' di scatti sparsi!